Questo non è, o non è solo un libro su Freud, ma l'esito di un tentativo, condotto anche alla luce dei saggi di Thomas Mann su Freud e su Nietzsche, di identificare nell'opera del padre della psicoanalisi elementi di umanesimo, secondo una linea interpretativa finora rimasta in sordina, se non deformata e persino negletta. Emerge un pensiero segnato dalla domanda etica, o dal problema della moralità che è comunque in gioco nel comportamento psichico e mondano degli esseri umani. Tale immagine dell'uomo freudiano delinea un uomo della pietas che è tale perché il suo pensiero si riconosce come capace di 'sopportare' l'inconscio. È infatti la diminutio della centralità della ragione-coscienza, la conseguenza della presenza dell'inconscio al centro della vita psichica, ciò che rende pietoso il pensiero, ossia ciò che attiva la sua disponibilità ad aprire e ad aprirsi all"altro' radicale e alla morte immortale.

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