La ricerca si articola secondo tre traiettorie variamente riconducibili all’eventus mortis ed accumunate dall’esigenza di provvedere agli alimenta, intesi come quanto è da considerarsi essenziale alla vita. La prima propone alcune delle questioni più significative in tema di legati di alimenti, ricostruendo il pregevole distillato di principi e criteri ermeneutici scaturiti soprattutto dall’elaborazione giurisprudenziale classica, evidenziandone le tendenze interpretative estensive della voluntas testatoris e la visuale di favore per il sostentamento dei beneficiari. La seconda approfondisce la disciplina con cui Marco Aurelio, al fine di salvaguardare la volontà del testatore e la finalità alimentare, vietò le transazioni in tema di alimenta legata tese alla riduzione o persino alla rinuncia della prestazione disposta dal de cuius. La terza esamina le disposizioni edittali restituite dai titoli 25.5 e 25.6 del Digesto giustinianeo che sanzionavano le condotte fraudolente della donna in stato di gravidanza, reale o simulato, finalizzate all’ottenimento dal pretore del possesso dei beni ereditari ventris nomine.

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