Davvero la Costituzione repubblicana "la più bella e la meglio scritta del mondo"? Per rispondere a questa domanda il volume delinea, in un'ottica comparatistica, i profili istituzionali della cosiddetta Prima Repubblica, a far tempo dalla "Costituzione di Yalta", che produsse una vera e propria divaricazione del diritto costituzionale: da un lato, gli Stati dell'Europa orientale e balcanica; dall'altro, gli Stati dell'Europa occidentale. La "partitocrazia" italiana, una volta occupati i luoghi del potere ed emarginato il maggior partito progressista, si è tradotta in una democrazia "apparente", impenetrabile a ogni riforma, largamente inquinata da un'illegalità diffusa e da una immutata distanza tra Nord e Sud del Paese. Il "bipartitismo imperfetto" è stato interrotto soltanto dalla "rivoluzione giudiziaria" che, trasfigurando la scena politica, ha dato inizio a una transizione "immobile" della forma di governo, definita Seconda Repubblica. Così, la Costituzione è via via invecchiata con tutte le sue manchevolezze, mentre la politica e la pubblica amministrazione scontano un deficit al quale la "Costituzione di Maastricht", scritta per l'Italia dall'Europa, cerca di por riparo.

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