Con il Siervo libre de amor (1440 Ca.) Juan Rodriguez del Padròn, poeta alla corte di Giovanni II di Castiglia, protagonista di passioni, itinerari ed esili che proiettano sulla sua opera una certa aura trobadorica, introduce in Spagna il romanzo sentimentale. La narrazione, in forma autobiografica e con inserti lirici, se riprende i motivi topici del grande canto cortese, è come dominata da una dolorosa contemplazione, dai vani tentativi di liberarsi dalla schiavitù amorosa, e culmina nell'apparizione, ambigua, allegorica e sinistra. di una nave nera, su cui compaiono alcune donne vestite a lutto. Nella vicenda principale è incastonata la Estoria de dos amadores - Ardanlier e Liessa, leali e tragici, votati a morte feroce - dissimile ma speculare.

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Questi eroi dimostrano a ogni passo una sottile inclinazione a proiettare in forme rituali e funeste il fallimento di una passione: "E io per la mia follia / cantai d'amore, / povero di favori, / ma non di tristezza". In pieno autunno del Medioevo possono far pensare, per la loro affascinante fissità oleografica, per la violenza insieme languida e crudele, a certo Decadentismo fin de siècle.

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