Nel corso del Cinquecento riflessioni nate sulla scia delle polemiche relative al ciceronianismo e all'uso dei classici divennero punto focale dell'impegno filologico applicato al volgare. La strumentazione erudita impiegata nel recensire i testi latini e greci poteva passare, quasi senza soluzione di continuità, in un nuovo impegno che mirava anch'esso alla costituzione di un canone di autori, alla definizione di un corpus lessicale e, soprattutto, a porre dei freni a coeve letture fantasiose degli scritti in volgare degli autori passati. Il rispetto del testo antico (classico o volgare che fosse) e la totale fiducia in un metodo che ne reintegrasse le caratteristiche originarie costituiscono il filo portante di tutta una serie di ricerche sviluppatesi fra il XVI e il XVII secolo, e qui presentate in un panorama il più possibile esaustivo di quelli che sono i moderni ambiti disciplinari.

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Raccogliendo contributi di studiosi di diversa provenienza, questo volume si propone di indagare da punti di vista originali i modi in cui, nel corso del Cinquecento, l'elaborazione di un metodo filologico e dei relativi strumenti abbiano creato una nuova consapevolezza dell'importanza delle relazioni tra testi e immagini, tra fonti scritte e fonti figurate.

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